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日志


4月28日

Un'altra scuola, un altro Paese: la nostra rivoluzione!

Negli ultimi mesi, che hanno preceduto il quarantesimo anniversario del grande movimento giovanile del '68, abbiamo assistito ad un sistematico attacco da parte di noti politici e di presunti educatori a quel movimento e, soprattutto, alle sue conquiste sociali e politiche.

Questo comportamento rivela pienamente le intenzioni reazionarie o, peggio, restauratrici dell'attuale classe dirigente che cerca di demonizzare quello straordinario momento storico. E' innegabile che il movimento abbia commesso anche degli errori ma e' inaccettabile che ci siano "uomini di potere" dediti a cercare di cancellare le sue conquiste operaie, studentesche e femministe e ad occupare rilevanti spazi mediatici per etichettare come dannoso per il Paese il fatto che i giovani decidano di interessarsi in maniera concreta e autonoma dei problemi della scuola e del Paese in generale. D'altronde la storia dell'Italia stessa smentisce queste posizioni: ormai le rappresentanze studentesche sono diventate pretesti per tristi gare di popolarità o occasioni per tutti quei gruppi studenteschi (che sono veri e propri organi di partito) che cercano di usare a vantaggio dei loro interessi l'ignoranza di molti studenti di fare misere campagne elettorali: e gli effetti di questa situazione si vedono già oggi. La crisi politica e sociale che viviamo in questi mesi è figlia della seconda repubblica, segnata dalla fine dell'impegno politico giovanile e di conseguenza dalla mancanza di un rinnovamento e di un'aria nuova che solo i giovani avrebbero potuto portare.
Dobbiamo essere noi, quindi, ad avere il coraggio e la forza di cambiare. Il coraggio di rifiutare l'idea comune secondo cui i giovani sanno essere solo menefreghisti e ignoranti, o conformati e manipolati dalla moda o pericolosi teppisti di strada. Il coraggio di "urlare" la nostra ribellione contro chi decide del nostro futuro pensando solo ai propri interessi, il coraggio di pretendere di essere ascoltati, la forza di dire NO a questa scuola, a questa politica, a questa società' e, allo stesso tempo, di dar voce alle nostre idee, ai nostri progetti, ai nostri sogni...di dire SI alla nostra alternativa di scuola, di societa' e di politica.
Se viviamo in un Paese devastato le responsabilità' sono senz'altro delle generazioni che ci hanno preceduto ma se non decidessimo adesso senza più' rimandare di mobilitarci per cambiare, la responsabilità' più' grande sarebbe la nostra!

Dobbiamo cominciare ad interessarci attivamente delle problematiche che agiscono negativamente sia sul nostro presente di giovani/studenti sia sul nostro futuro di cittadini; dobbiamo lottare per costruire un'altra scuola, per poter studiare in edifici che non cadano a pezzi, per avere attrezzature aggiornate e professori realmente capaci di sfruttarle, per ottenere una totale revisione dei programmi didattici, dato che quelli attuali risultano vecchi e assai limitativi, per ottenere la creazione di percorsi formativi capaci di prepare correttamente a specifici ambiti sia lavorativi che Universitari, per costruire una scuola aperta verso le idee e le proposte dei giovani che non abbia la presunzione ingiustificata di giudicarle, una scuola che sia spazio di un confronto libero e costruttivo, che vada oltre l'insegnamento nozionistico e schematica dettato dalla natura conformista e oppressiva degli attuali programmi Ministeriali... E dobbiamo anche affrontare quelle problematiche che affliggono il Paese fuori dalla scuola, che danneggiano oggi il futuro di domani; la precarieta' e l'insicurezza del mondo del lavoro, la mancanza di politiche ambientali concrete, veramente rivoluzionarie, la crescita incontrastata delle disugualianze sociali ed economiche, una classe dirigente troppo spesso corrotta o guidata da interessi ambigui, la prevalenza di politici incapaci di fare scelte nette nell'interesse del Paese, protagonisti della politica dei "ma anche", una politica incapace di garantire l'autodeterminazione dei cittadini, succube delle ingerenze o del Vaticano o delle lobby economiche o delle politiche guerrafondaie di altre nazioni.

L'ostacolo piu' grande che ora come ora impedisce la nascita di un forte movimento studentesco e' la mancanza di una corretta e approfondita informazione e conoscenza delle problematiche sia scolastiche che extrascolastiche nella stragrande maggioranza di noi giovani. L'unica soluzione possibile a questo gravissimo problema e' riuscire ad usare correttamente gli unici mezzi che abbiamo a disposizione: assemblee, autogestioni, cogestioni, occupazioni etc...
E' inutile organizzare, come spesso accade attualmente, dibattiti e discussioni sulla scuola, sul lavoro, sull'ambiente,...se manca la conoscenza di base dell'argomento e delle varie problematiche.
E' essenziale quindi che fin da ora siano organizzate ad oltranza in ogni Istituto campagne quotidiane di (contro)informazione, convegni, conferenze, proiezioni, volantinaggi, dibattiti, relazioni di studenti preparati, eventi in cui siano coinvolti gli studenti di più Istituti... che servano a spiegare, a raccontare e a far conoscere i problemi con cui dobbiamo confrontarci.
Sono necessarie solo tre cose: conoscenza, determinazione, creativita'.

Sabato 1 Marzo 2008 è stato celebrato a Roma il 40esimo anniversario della grande mobilitazione studentesca di Valle Giulia con la quale, di fatto, si apri' la stagione sessantottina. Non lasciamo che resti una vuota celebrazione ma facciamo si' che sia il punto di partenza della nostra stagione, del nostro cambiamento! Che sia l'inizio della nostra rivoluzione sociale, culturale e politica!
Questo appello invita quindi tutti gli studenti medi ed universitari ad autorganizzarsi e a mobilitarsi con l'obbiettivo in primo luogo di informare le grandi masse studentesche e di sviluppare dibattiti e assemblee, in secondo di concretizzare le nostre idee elaborando reali proposte su cosa e come cambiare.
Da oggi tutti i giorni dobbiamo organizzare dibattiti e discussioni di (contro)informazione, cortei, sit-in, blocchi, manifestazioni,... sia di mattina che di pomeriggio, sia dentro gli Istituti scolastici che nelle strade e nelle piazze...diamo sfogo ai nostri sogni, l'importante e' lottare in tant*, consapevoli e decisi. Occupiamo le nostre scuole. Riprendiamoci le nostre città. Facciamo la nostra rivoluzione!

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Da questo appello può partire una grande stagione di cambiamento. E' essenziale però che questo appello raggiunga ogni studente italiano. Affinché questo sia possibile è importante che tutti coloro che approvano queste parole...

  • ...diffondano l'appello sul maggior numero possibile di forum, blog e siti vari frequentati da giovani e/o studenti.
  • ...creino apposite "catene" di email/sms specificando che si trattano di questioni importanti e che riguardano tutti noi.
  • ...stampino l'appello, lo usino per creare volantino e/o manifesti etc...per diffonderlo quindi nelle scuole (fuori e dentro l'edificio, nelle aule, fra i rappresentanti...), nelle piazze.nelle strade e nei pressi di edifici usati come punto di ritrovo da studenti e giovani

Dobbiamo far sì che ogni studente possa contribuire a realizzare questa nostra rivoluzione studentesca, questa nostra stagione di cambiamento!

Tratto da: http://rivoluzione-studentesca.blogspot.com/

 


 

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Carissimi fratelli,
 
Leggendo il vs intervento,seppur copiato, mi sembra di sentire mio padre quando parla del suo '68.
Lui che ha 58 anni ed è sempre vissuto in provincia di Milano in quegli anni frequentava uno degli istituti più "facinorosi"( a detta della polizia dell'epoca) della città:Il liceo"Parini".
Si proprio quello dove nel "66 iniziarono le prime contestazioni alla società, leggi il caso "Zanzara" : pubblicando la prima inchiesta sul sesso in un'Italia clericale e perbenista.
Una scuola che aveva fama di qualità e rigore e che  (tolti i rari proletari di Brera) accoglieva i figli migliori della spocchiosa borghesia milanese eppure in prima linea nella contestazione giovanile applicata al miglioramento della società di cui le loro famiglie ne erano parte integrante.
 
Questi studenti hanno messo davanti a tutto le loro idee e la loro voglia di cambiare il mondo, rischiando in prima persona, ma quello che più conta è che essi sono stati costanti nel tempo senza mai abbandonare la strada intrapresa per colpa di interessi personali.
 
Questo è quello che manca a noi giovani, non le idee ma la costanza dell'azione.
 
PS.Il 68 da tutti è riconosciuto che iniziò con : l'occupazione dell'Università cattolica nel novembre del 1967 in Largo Gemelli a Milano
6 月 26 日
Boia发表:
Tante belle parole,parole però,leggendo quest'intervento mi sembrava di ascoltare  uno di quei noiosissimi borghesucci filo-comunisti da salotto,non è  facendo il lavaggio del cervello alla gente che si risolvono le cose.
La mia(forse)insignificante esperienza  scolastica mi ha insegnato come la scuola per  quasi tutti fosse solo un peso,di politica non fregava nulla a  nessuno,un pò come all'università dove la maggiorparte delle persone va per evitare di lavorare fin da subito  e poter quindi svernare ancora qualche annetto.
Ricordo ancora quando a scuola tanto  per ridere fondai una sorta di movimento anarchico per boicottare le elezioni dei rappresentanti d'istituto,ci additarono come terroristi dopo un secondo volantino ahaha questo per dire che siamo  noi il problema,se la gente se ne frega non si può fare molto,da parte di chi ha una coscienza reagire è giusto ma fare dei lavaggi del cervello propagandistici o peggio ancora credere che all'attuale generazione interessi creare un futuro scolastico è alquanto(senza offesa)stupido.
5 月 16 日

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